

Si tratta della seconda parte di un’analisi cominciata lo scorso anno. Il centro di interesse è la rappresentazione del terrorismo islamico che viene raffigurata attraverso il “riciclaggio” delle vecchie maschere del cinema horror: gli zombie, i vampiri, gli alieni e gli androidi. L’Occidente mette in forma cinematografica la propria angoscia grazie alla rappresentazione dell’Apocalisse. Vederla al cinema permette allo spettatore di esorcizzarla, di allontanarla come elemento di narrazione, di fiction. Ma la paura è reale, la crisi della civiltà occidentale è sotto gli occhi di tutti e morde e spaventa il nostro mondo di serenità democratica e benessere assicurato. Chi minaccia il nostro mondo? Chi è il nemico? Alla base di questa contrapposizione c’è il senso di ineluttabilità di uno scontro tra civiltà sterile e insaguinato, c’è l’incapacità di costruire mediazioni e dialoghi interculturali. Su questo è necessario riflettere. E il cinema è uno strumento privilegiato su quelle immagini che diventano immaginari, pensieri, mentalità, ideologie.
Il prossimo film in programma è Deja vu (Corsa contro il tempo) di Tony Scott (2006, 126’), con Denzel Washington, Paula Patton, Val Kilmer.